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La Libia è un hub di droni

Da teatro di guerra a snodo logistico regionale: droni, embargo violato e rotte desertiche trasformano la Libia orientale di Haftar in un corridoio militare che collega il Golfo al Sahel

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Golfi e Leila Belhadj Mohamed
mag 26, 2026
Cross-postato da Golfi
"In questo articolo cross-post vi racconto come la Libia sia diventata un hubdi droni e un centro nevralgico per la logistica militare tra Sahel, Sudan e Nord Africa"
- Leila Belhadj Mohamed

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Leila Belhadj Mohamed, giornalista freelance e autrice della newsletter Matassa.


Per anni, il dibattito internazionale sulla Libia si è concentrato soprattutto sulla frammentazione istituzionale del Paese, sulla competizione tra governi rivali e sul ruolo delle potenze straniere nel Mediterraneo. Negli ultimi mesi, però, sta emergendo un altro elemento. La Libia orientale controllata dal generale Khalifa Haftar sembra si stia trasformando sempre più in una piattaforma logistica e militare dentro una rete che collega penisola arabica, Sahel e guerra sudanese, e al centro di questa infrastruttura regionale ci sono i droni.

Un’inchiesta di Reuters ha rivelato che l’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato da Haftar avrebbe acquisito droni da combattimento cinesi e turchi nonostante l’embargo ONU sulle armi in vigore dal 2011. Le immagini satellitari mostrano almeno tre UAV nella base di al-Khadim, a est di Bengasi, tra aprile e dicembre 2025, insieme a strutture di controllo e nuovi hangar costruiti negli ultimi mesi. Gli esperti consultati da Reuters identificano almeno un drone come un Feilong-1 cinese e gli altri come Bayraktar TB2 turchi.

La notizia, oltre a mettere in luce il riarmo di Haftar, mostra come la Libia sia diventata uno spazio di circolazione tecnologica e militare dove si intrecciano Emirati Arabi Uniti, Sudan, Turchia, Cina e reti di traffico transfrontaliere. Più che un semplice Paese “instabile”, la Libia appare sempre più come una piattaforma regionale attraverso cui passano armi, tecnologie dual use, mercenari e corridoi logistici che collegano Mediterraneo, Golfo e Africa subsahariana.

Dalla guerra civile alla logistica regionale

La Libia è stata uno dei primi grandi laboratori africani della guerra dei droni. Durante il conflitto tra il 2014 e il 2020, Emirati Arabi Uniti e Turchia usarono il territorio libico come spazio di sperimentazione delle loro capacità UAV: Abu Dhabi sostenendo Haftar con droni cinesi Wing Loong, Ankara supportando il governo di Tripoli con i Bayraktar TB2. La Libia diventò così uno dei primi teatri al mondo in cui due potenze regionali si confrontavano attraverso flotte di droni armati.

Riproduzione di un drone cinese Wing Loong

Oggi il punto centrale, però, non è più soltanto il conflitto interno libico. La funzione della Libia sembra essersi trasformata da teatro di guerra a infrastruttura regionale della guerra.

Sempre secondo la citata inchiesta di Reuters, la nuova capacità UAV di Haftar potrebbe servire anche a proteggere le linee di rifornimento verso le Rapid Support Forces (RSF) sudanesi, impegnate nella guerra contro l’esercito regolare di Khartoum. Questo elemento è fondamentale perché collega direttamente il riarmo della Libia orientale alla regionalizzazione della guerra sudanese.

Rirpoduzione di un drone Bayraktar TB2 turco

Negli ultimi mesi, diverse inchieste, compresi i documenti ufficiali del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno mostrato come il sud-est libico sia diventato uno snodo logistico centrale per le RSF. La lunga ricostruzione di Reuters ha documentato il ruolo dell’aeroporto di Kufra, nel sud-est della Libia, come corridoio per voli cargo e trasferimenti di equipaggiamento destinati alle forze paramilitari sudanesi. Secondo funzionari diplomatici, militari e di intelligence citati dall’agenzia, almeno 105 voli cargo sarebbero atterrati nell’area tra aprile e novembre 2025.

La cosiddetta “Libya pivot” delle RSF nasce anche dalle difficoltà incontrate lungo le precedenti rotte attraverso il Ciad orientale. La Libia orientale offre invece un vantaggio strategico enorme basato sulla profondità territoriale, sul controllo militare relativamente stabile sotto Haftar, sulla connessione diretta con il Sudan occidentale e sull’accesso alle reti di sostegno emiratine.

Gli Emirati e la profondità africana

È qui che emerge la triangolazione più importante: Emirati Arabi Uniti, Libia orientale e Sudan. Gli Emirati sono stati per anni uno dei principali sponsor regionali di Haftar, soprattutto durante la guerra civile libica. Secondo gli investigatori ONU, Abu Dhabi avrebbe fornito droni Wing Loong e supporto operativo diretto all’LNA già durante gli anni del conflitto contro Tripoli. Gli Emirati hanno sempre negato il coinvolgimento militare diretto, ma il rapporto strutturale con Haftar è rimasto centrale anche dopo il cessate il fuoco del 2020.

Parallelamente, Abu Dhabi è accusata da più parti di sostenere le RSF sudanesi, accuse che gli Emirati continuano a respingere. Tuttavia, la questione centrale è l’emersione di una stessa architettura logistica regionale nel trasferimento di armi.

La Libia orientale sembra funzionare come una profondità strategica che collega il Golfo al Sahel attraverso reti aeroportuali, basi militari, corridoi desertici e sistemi UAV. Le immagini satellitari pubblicate dal Libya Security Monitor e dal Libya Observer mostrano non solo la presenza dei droni ad al-Khadim, ma anche l’espansione delle infrastrutture militari e nuove rotte terrestri tra Libia sud-orientale, Ciad e Sudan. Questa dimensione infrastrutturale è fondamentale perché mostra come la guerra sudanese dipenda da una geografia regionale di flussi e non sia confinata entro i propri confini nazionali.

In questo quadro, i droni sono dispositivi che permettono controllo territoriale, protezione delle rotte e sorveglianza delle frontiere desertiche. La loro diffusione riflette un cambiamento più ampio. La guerra contemporanea nel Nord Africa e nel Sahel si basa sempre meno su fronti lineari e sempre più su infrastrutture di mobilità e monitoraggio.

Il paradosso dell’embargo

L’altro elemento che emerge chiaramente è la crisi dell’embargo ONU sulla Libia. Formalmente, qualsiasi trasferimento di armamenti verso il Paese richiede l’approvazione delle Nazioni Unite. Nella pratica, però, l’embargo appare sempre più svuotato. Reuters ricorda che già nel 2024 le autorità di Roma sequestrarono nel porto di Gioia Tauro componenti di droni cinesi diretti a Bengasi, nascosti dentro container presentati come equipaggiamento per turbine eoliche. Gli investigatori ONU conclusero che i componenti erano compatibili con i droni Feilong-1.

Negli ultimi anni, inoltre, Haftar ha progressivamente ampliato le proprie reti militari internazionali. A dicembre 2025 fu rivelato un accordo da oltre 4 miliardi di dollari tra Pakistan e LNA per la vendita di jet JF-17 e altri sistemi militari.

Riproduzione del JF-17, un aereo da combattimento di quarta generazione prodotto in Cina e in Pakistan.

Più che impedire il riarmo, l’embargo sembra ormai produrre un altro effetto: spingere le reti militari verso circuiti opachi, intermediari privati, triangolazioni commerciali e tecnologie dual use. La Libia diventa così uno spazio in cui attori regionali e internazionali sperimentano nuove forme di circolazione delle armi fuori dai meccanismi multilaterali tradizionali.

La Libia come spazio di connessione

Guardare alla Libia soltanto come uno “Stato fallito” rischia di nascondere ciò che il Paese è diventato. La sua importanza regionale oggi non deriva soltanto dalle sue classiche funzioni - essere uno dei maggiori Paesi produttori di petrolio e la sua posizione nel Mediterraneo - ma dalla capacità di funzionare come piattaforma di connessione tra guerre diverse.

La guerra sudanese si intreccia così con la proiezione emiratina nel Corno d’Africa e con la competizione tra attori regionali che, dalla Turchia alla Cina, stanno usando la Libia come spazio di accesso militare, logistico e tecnologico verso il Sahel e il Mediterraneo. In questo quadro, la crescente militarizzazione delle rotte desertiche e delle infrastrutture transfrontaliere rende i droni presenti nelle basi di Haftar il segnale più visibile di una trasformazione più ampia dello spazio libico.

Forse è proprio questa la trasformazione più importante da osservare: la Libia contemporanea sta assumendo la funzione di infrastruttura regionale dentro cui si intrecciano guerre, tecnologie militari, reti logistiche e proiezioni di potenza che collegano Mediterraneo, Golfo e Sahel.

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Leila Belhadj Mohamed
Italian-Tunisian Freelance Journalist | SWANA, migration and digital rights.
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