Seminare nel deserto
Come i Paesi del Golfo stanno cercando di sfamare sé stessi prima che il clima glielo impedisca
A Saham, 180 chilometri a nord di Muscat, le ruspe hanno iniziato a muovere terra per costruire una città che non avrà grattacieli, centri commerciali o promenade sul mare. Avrà serre. L’Oman ha avviato i lavori per la Saham Agricoltural City, un progetto da 4,2 miliardi di dollari su 65 chilometri quadrati - il 70% dei quali dedicati all’agricoltura - che punta a sfamare 25.000 persone l’anno usando idroponica, aeroponica e acquacoltura. I terreni verranno distribuiti gratuitamente a 30.000 agricoltori della zona, insieme ad attrezzature a prezzo agevolato. L’obiettivo dichiarato dal ministro dell’agricoltura Saud bin Hamoud Al Habsi è raggiungere l’80% di autosufficienza alimentare entro il 2040.
La Saham Agricoltural City rappresenta la tessera più recente di un mosaico che tutti i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo stanno costruendo, sotto la stessa pressione: una regione che si scalda più veloce di quasi tutto il resto del pianeta e che importa quasi tutto quello di cui si nutre.
La penisola più calda del mondo
Il primo rapporto della World Meteorological Organization sullo stato del clima nella penisola arabica, pubblicato a dicembre 2025, ha messo nero su bianco quello che i dati suggerivano da anni. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato nella regione. Le temperature nella Penisola Arabica sono aumentate di 0,49°C per decennio tra il 1991 e il 2024 — più del doppio della media globale. A questo ritmo l’incremento medio nella regione raggiungerà 1,8°C rispetto alla media 1991-2020 entro il 2050.
Ma il dato più significativo viene da uno studio della King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) pubblicato nel novembre 2024 sul Journal of Geophysical Research: il tasso di riscaldamento nella parte centrale della Penisola Arabica è paragonabile a quello dell’Artico - da due a tre volte la media globale. L’hotspot estivo della penisola si è già riscaldato di oltre 2°C, superando le soglie critiche dell’Accordo di Parigi che il resto del mondo spera di non raggiungere mai. Nel 2024, parti dell’Iraq hanno registrato da sei a dodici giorni con temperature sopra i 50°C.
La WMO segnala che il numero di giorni di ondata di calore è in aumento costante in tutta la regione, mentre l’umidità relativa diminuisce. La combinazione accelera l’essiccazione del suolo e i danni alle colture. Gli eventi estremi del 2024 hanno colpito 3,8 milioni di persone e causato oltre 300 morti. Ma c’è di più: quindici dei venti Paesi al mondo con maggiore scarsità idrica si trovano nella regione araba. La regione ospita il 5% della popolazione mondiale, ma riceve meno del 2% delle precipitazioni del pianeta. E il problema, oltre a essere climatico, è soprattutto alimentare.
L’equazione alimentare del Golfo
I Paesi del GCC importano tra l’80% e il 95% del cibo che consumano. Meno del 2% del territorio della Penisola Arabica è adatto all’agricoltura tradizionale. L’acqua utilizzata per irrigare i campi proviene quasi interamente da falde fossili - riserve sotterranee che non si ricaricano e che si stanno esaurendo.
L’Arabia Saudita è il caso scuola. All’inizio degli anni Novanta era il sesto produttore mondiale di grano, grazie a un programma di sussidi che pompava acqua fossile dal sottosuolo per irrigare il deserto. Quel programma ha prosciugato le sorgenti a un ritmo insostenibile: entro il 2016, Riyad ha dovuto dismettere quasi interamente la produzione nazionale di grano. Quella che sembrava autosufficienza era in realtà esportazione di acqua sotto forma di cereali - la cosiddetta “virtual water” - e il conto è arrivato.
La crisi di Hormuz del 2026 ha reso visibile quanto questa dipendenza sia non solo naturale ma anche logistica: la regione importa circa il 70% del cibo attraverso lo Stretto. Quando le rotte marittime si sono interrotte, i Paesi del Golfo si sono trovati a organizzare corridoi terrestri attraverso il deserto per portare cibo e merci dai porti del Mar Rosso alla costa orientale.
Come ha scritto Middle East Eye a marzo 2026, gli oltre 400 impianti di desalinizzazione che punteggiano le coste del Golfo - da cui arriva fino al 90% dell’acqua potabile in Kuwait e negli UAE - sono il sistema nervoso della sopravvivenza della regione, e sono concentrati esattamente nelle aree a portata di missile.
La risposta: tecnologia nel deserto
La corsa alla sicurezza alimentare è diventata quindi una dottrina di sicurezza nazionale. Già nel dicembre 2023, il Consiglio ministeriale del GCC aveva adottato la “Vision for Regional Security”, un documento in cui sicurezza alimentare e idrica compaiono esplicitamente tra gli obiettivi strategici del blocco, accanto a energia e cybersicurezza. L’articolo 15 del documento impegna i Paesi membri a “intensificare il lavoro per affrontare le sfide future alla sicurezza idrica e alimentare” e a “cooperare con partner regionali e internazionali per salvaguardare le catene di approvvigionamento alimentare globali”.
I progetti ormai si contano ovunque. In Oman, oltre alla Saham Agricultural City, il governo sta lavorando a 140 progetti agricoli con un investimento complessivo di 3,4 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2040, ha firmato un accordo da 150 milioni di dollari con la brasiliana JBS per la produzione di pollame e uno con l’agenzia giapponese JICA per sviluppare aziende agricole nella regione del Dhofar.
In Arabia Saudita, la National Food Security Authority coordina una strategia che include il Jeddah Food Cluster - il più grande distretto alimentare industriale della regione, lanciato nel 2024 e il programma agricolo di NEOM, che punta a produrre 600.000 tonnellate di cibo sostenibile l’anno entro il 2030 usando vertical farming, desalinizzazione e rinnovabili. Riyad ha anche creato la SAGO per modernizzare i silos di stoccaggio strategico di grano e orzo.
Negli Emirati, la Food Tech Valley di Dubai e la “GigaFarm” di ReFarm puntano a produrre oltre 3 milioni di kg di cibo l’anno. La UAE National Food Security Strategy 2051 è il piano più lungo nella regione. In Bahrain, Badia Farms sta costruendo un impianto idroponico su 50.000 metri quadrati. Il Qatar investe in proteine alternative: dalla carne coltivata all’allevamento di insetti.
I problemi dietro la soluzione
Ma la corsa alla sicurezza alimentare ha un paradosso strutturale che nessuno dei piani ufficiali affronta fino in fondo: per coltivare nel deserto serve acqua, e l’acqua nel Golfo significa energia.
L’agricoltura consuma circa il 75% delle risorse idriche nella regione, secondo l’Arab Gulf States Institute di Washington. Ma le falde fossili come abbiamo detto si stanno esaurendo e la desalinizzazione, che dovrebbe compensare, è un processo ad altissimo consumo energetico. L’Arabia Saudita brucia circa 300.000 barili di petrolio al giorno solo per alimentare i suoi impianti di desalinizzazione. Raddoppiare la capacità di desalinizzazione entro il 2030, come previsto, significa aumentare le emissioni di CO₂ proprio nella regione che si scalda più veloce di tutte: un circolo vizioso in cui la soluzione alimenta il problema.
C’è poi la questione dei reflui: gli impianti scaricano acqua a concentrazione salina elevata nelle acque costiere del Golfo, degradando gli ecosistemi marini da cui dipendono la pesca e l’acquacoltura che dovrebbero integrare l’approvvigionamento alimentare. L’82% delle acque reflue nella regione araba resta non trattato o inutilizzato: un potenziale enorme che i Paesi del GCC stanno appena iniziando a sfruttare.
E c’è un ultimo nodo, forse il più politico. Molti dei progetti di sicurezza alimentare del Golfo si basano su partnership con Paesi terzi: il Brasile per la carne, la Russia per il grano (l’omanita Salalah Mills importa 110.000 tonnellate di grano russo l’anno), l’Arizona per l’erba medica che nutre le mucche degli Emirati. Queste catene di fornitura sono lunghe, fragili e soggette a decisioni politiche altrui. Quando la Cina ha annunciato il blocco delle esportazioni di urea e fosfati fino ad agosto 2026, il prezzo dei fertilizzanti in Medio Oriente è saltato del 40% in poche settimane.
Catene lunghe, fragili, e soggette a decisioni politiche altrui - esattamente il tipo di dipendenza che i miliardi investiti in serre, vertical farming e città agricole dovrebbero eliminare. I cantieri sono aperti e i piani arrivano fino alla metà del secolo. Ma tra il deserto che si scalda e le rotte che si chiudono, la finestra per trasformare quei progetti in cibo sul tavolo si stringe un po’ di più ogni anno che passa.
FONTI
AGBI, “Oman starts work on agricultural city with focus on food security”, 2 giugno 2026 — https://www.agbi.com/agriculture/2026/06/oman-starts-work-on-agricultural-city-with-focus-on-food-security/
AGBI, “Oman signs $150m Brazil deal as part of food security investment”, 10 febbraio 2026 — https://www.agbi.com/agriculture/2026/02/oman-signs-150m-brazil-deal-as-part-of-food-security-investment/
AGBI, “Oman and Russia discuss food security investments”, luglio 2025 (dato su Salalah Mills e 110.000 tonnellate di grano russo) — https://www.agbi.com/agriculture/2025/07/oman-and-russia-discuss-food-security-investments/
WMO, State of the Climate in the Arab Region 2024, dicembre 2025— https://wmo.int/news/media-centre/temperature-increase-accelerating-arab-region-escalating-impacts
Malik et al., “Arabian Peninsula warming 2-3x global average”, Journal of Geophysical Research: Atmospheres, novembre 2024 — DOI: 10.1029/2024JD041625 (link: https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2024JD041625)
AGSIW, “Rethinking Gulf Water Security”, maggio 2025 (dati su 80-95% importazioni, 75% acqua per agricoltura) — https://agsi.org/analysis/rethinking-gulf-water-security/
AGSIW, “Gulf Countries Explore Water Solutions to Mitigate Impacts of Climate Change”, maggio 2025 (dati su dipendenza da desalinizzazione per Paese) — https://agsi.org/analysis/gulf-countries-explore-water-solutions-to-mitigate-impacts-of-climate-change/
Atlantic Council, “Facing scarcity, the Gulf’s ‘smart water’ future lies in desalination”, luglio 2025 (dato su 300.000 barili/giorno sauditi per desalinizzazione) — https://www.atlanticcouncil.org/blogs/menasource/gulf-water-scarcity-deslination/
Middle East Eye, “Threats to water supply and food inflation stalk Gulf states”, marzo 2026 (dati su impianti desalinizzazione, dipendenza aerea per import cibo) — https://www.middleeasteye.net/news/threats-water-supply-and-food-inflation-stalk-gulf-states
ORF Middle East, “Mainstreaming Food and Water Security Amid the Strait of Hormuz Crisis”, aprile 2026 (70% cibo via Hormuz, urea +40%) — https://orfme.org/expert-speak/mainstreaming-food-and-water-security-amid-the-strait-of-hormuz-crisis/
World Economic Forum, “The GCC is increasing food security through innovation”, febbraio 2025 (panoramica progetti GCC: Badia Farms, NEOM, Food Tech Valley) — https://www.weforum.org/stories/2025/02/gulf-food-security-innovation/
Saudi Vision 2030, “Food Security Programme Progress Tracker”, febbraio 2026 (NEOM food programme, SAGO, NFSA, crisi acquiferi sauditi) — https://vision2030.ai/tracker/programmes/food-security-progress/
Saudi FoodTech, “Food and Agriculture Sector in the Saudi Vision 2030 Annual Report 2024”, maggio 2025 (Jeddah Food Cluster, PIL agricolo saudita, spreco alimentare) — https://saudifoodtech.sa/food-and-agriculture-sector-in-the-saudi-vision-2030-annual-report-2024/
Gulf News, “Emirates Agriculture Conference and Exhibition 2026”, aprile 2026 (UAE National Food Security Strategy 2051) — https://gulfnews.com/amp/story/uae%2Fwhats-on-the-agenda-at-the-emirates-agriculture-conference-and-exhibition-2026-1.500498824
GCC Secretariat General, Gulf Cooperation Council Vision for Regional Security, seconda edizione 2024 — PDF allegato (articolo 15 su sicurezza alimentare e idrica)






